Marino Ruzzenenti, L’Italia sotto i rifiuti, Jaca Book – Alce nero, Milano 2004 – pp. 254 € 15
Se la quantità dei rifiuti prodotti è l’indice del grado di “sviluppo” o, meglio, del livello “consumistico” raggiunto da una certa società, il modo come questi vengono trattati ne è invece l’indicatore del grado di civiltà e cultura.
L’Italia giunge in grave ritardo ad affrontare una corretta gestione del problema rifiuti. Dopo decenni del “tutto in discarica”, si sta ora prospettando in diverse parti del Paese la “via tecnologica” dell’incenerimento, spesso denominata con un eufemismo “termovalorizzazione”.
E l’enfasi con cui questa “modernizzazione” viene proposta e celebrata sembra lasciare poco spazio ad altre ipotesi, pretendendo di aver già definitivamente risolto il problema: l’immondizia “sparisce” e si trasforma in energia “pulita e rinnovabile”.
Ma è davvero così, o siamo di fronte all’ennesima “trappola tecnologica” che, mentre ci “libera” dal disgustoso ed ingombrante pattume, crea, con effetti collaterali “imprevisti”, altre problematiche sgradite, ancor più insidiose?
Un tema particolarmente controverso e attualissimo, di cui si discute in questo testo, non in termini ideologici o soltanto teorici, ma mettendo sotto la lente dell’analisi critica e del rigore scientifico alcuni “casi” concreti.
Si parte da Brescia, dove funziona da anni il più grande inceneritore d’Europa, proposto a tutti come una sorta di modello: squarciato il velo della propaganda, viene mostrato, dati alla mano, il cortocircuito nella gestione dei rifiuti innescato dalla megamacchina, produttrice all’infinito di tante discariche, ma di pochissima energia; mentre, passando al setaccio le emissioni in atmosfera, viene dimostrato nel dettaglio quale sia il vero impatto ambientale dell’impianto.
Si passa poi alla sofferta vicenda della Campania, dove l’illusione di sostituire rapidamente al “tutto in discarica” il “tutto all’incenerimento” ha determinato un disastroso e decennale stato di emergenza permanente, da cui non si intravede la via d’uscita.
Si risale infine nel Veneto, all’esperienza virtuosa del Consorzio Priula, dove la riduzione dei rifiuti alla fonte ed il sostanzioso recupero di materia attraverso una raccolta differenziata spinta non sono più un obiettivo, ma un’esperienza realizzata.
E’ la forza dei fatti, quindi, che dà ragione a chi si oppone all’incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Mentre, come indica con sempre più vigore l’Europa e come le esperienze più avanzate insegnano, una gestione corretta dei rifiuti deve e può conseguire innanzitutto un forte contenimento e quindi un consistente riciclaggio, nella prospettiva di “zero rifiuti”, cioè del prosciugamento del flusso destinato allo smaltimento. E’ questa l’unica prospettiva per un’umanità del terzo millennio che sappia assumersi la responsabilità di una relazione amichevole con l’ambiente naturale e di un rapporto solidale con i diseredati del Pianeta e con le generazioni future.